Se l’orticaria compare una volta, spaventa. Se ritorna per giorni o settimane, inizia a creare dubbi. Quando infatti continua nel tempo, con pomfi che vanno e vengono senza una vera pausa, la domanda cambia: è ancora la stessa cosa o sta succedendo altro?
In pediatria si parla di orticaria cronica quando i sintomi durano più di 6 settimane, anche con periodi di apparente miglioramento.
Non è una situazione rara in ambulatorio, ma è diversa da quella che i genitori incontrano più spesso, cioè l’orticaria acuta legata a infezioni o episodi isolati.
Parlare di orticaria cronica non significa trovarsi davanti a una forma più grave, ma a una condizione che si mantiene nel tempo, con pomfi che compaiono quasi ogni giorno o a intervalli ravvicinati.
Le lesioni hanno le stesse caratteristiche dell’orticaria acuta: compaiono rapidamente, prudono e tendono a scomparire nell’arco di 24 ore, per poi magari ripresentarsi in un’altra zona del corpo. A volte si associa anche angioedema, cioè un gonfiore più profondo che interessa soprattutto labbra o palpebre o le estremità (mani e piedi).
Quello che cambia davvero è la durata.
Perché compare
Il meccanismo alla base è lo stesso dell’orticaria “classica”: alcune cellule della pelle rilasciano istamina, una sostanza che provoca prurito, rossore e gonfiore.
Nell’orticaria cronica questo processo continua nel tempo e può essere sostenuto da diversi fattori, come stimoli fisici (freddo, caldo, pressione sulla pelle) o meccanismi immunologici più complessi.
Nella pratica clinica, però, è importante chiarire un punto: nella maggior parte dei casi non si riesce a identificare una causa precisa. Questo vuol dire che la malattia ha un andamento autonomo che non dipende da un singolo fattore facilmente eliminabile.
Come comportarsi allora?
Una delle richieste più frequenti è: capire “da cosa dipende”.
Le linee guida ci aiutano a mantenere un approccio chiaro: l’orticaria cronica è una diagnosi clinica, che si basa sulla storia dei sintomi e sulla visita. Non è necessario avviare automaticamente una lunga serie di esami o diete restrittive.
In particolare, non sempre c’è una base allergica e non sempre togliere alimenti porta beneficio. Gli approfondimenti vanno scelti con criterio, solo quando ci sono elementi che li rendono davvero utili.
L’orticaria cronica, per quanto visivamente impressionante, è nella maggior parte dei casi una condizione benigna. Diventa però importante confrontarsi con il pediatra quando i sintomi persistono nel tempo, quando il prurito interferisce con il sonno o la qualità della vita, o quando si associano gonfiori più importanti. Per ottenere una valutazione più oggettiva e monitorare l’andamento nel tempo, può essere utile utilizzare un diario con sistema a punteggio, come l’US-7, che consente di quantificare quotidianamente pomfi e prurito su base settimanale.”
Quando l’orticaria dura a lungo, è facile entrare in una spirale di tentativi: cambiare alimentazione, provare farmaci diversi, cercare una causa a tutti i costi.
In questi casi l’obiettivo è capire cosa serve davvero, evitando sia sottovalutazioni sia eccessi di intervento.
L’orticaria cronica può essere lunga e fastidiosa, ma nella grande maggioranza dei casi è una condizione gestibile e non pericolosa.
Capire cosa sia davvero aiuta a ridurre l’ansia e a evitare interventi inutili. Il ruolo del pediatra allergologo è proprio questo: distinguere quando osservare, quando approfondire e quando intervenire, con un approccio basato sulle evidenze e adattato al singolo caso.
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