La febbre è una condizione determinata dall’elevazione della temperatura corporea centrale al di sopra delle normali variazioni del ritmo circadiano e fa parte di una normale reazione difensiva dell’organismo messa in atto, nella maggior parte dei casi, in corso di infezioni. Sebbene possa spaventare i genitori, la febbre rappresenta solo un sintomo e non una malattia, per cui nella maggior parte dei casi non è un segnale di allarme. Nel bambino inoltre avvengono una serie di variazioni circadiane della temperatura corporea molto più ampie che nell’adulto, con valori minimi intorno alle 6 del mattino e massimi tra le 16 e le 18; i valori normali come da definizione OMS si localizzano tra i 36.5 e i 37.5°C, per cui si parla di febbre quanto la temperatura rettale supera i 38°C e quella ascellare i 37.5°C. Tuttavia, è importante sapere quando la febbre richiede un controllo medico e come gestirla correttamente per il benessere del bambino.
Come misurare la temperatura corporea?
Secondo le linee guida sulla gestione della febbre, a casa (o a scuola) per la misurazione da parte dei genitori o dei tutori viene raccomandata l‘uso di un termometro digitale in sede ascellare (al contrario del termometro timpanico a infrarossi, non raccomandato a causa dei rischi di errore associati). Evitare l’utilizzo di termometri a mercurio in quanto gravati da rischio di rottura e potenziale tossicità.
Quando preoccuparsi
Non sempre la febbre è un segnale di qualcosa di grave, ma ci sono situazioni in cui è necessario rivolgersi al pediatra. È importante consultare il proprio medico se:
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Il bambino ha meno di sei mesi: in questi casi è l’età a rappresentare di per sé un fattore di rischio. In particolare il neonato febbrile (fino ai 28 giorni di vita), andrebbe sempre ricoverato.
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La febbre supera i 40°C.
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Persiste per più di tre giorni senza segni di miglioramento o con scarsa risposta a farmaci antipiretici: in tal caso la visita pediatrica permetterà di definire l’eventuale necessità di terapia specifica in caso di segni sospetti per infezione di natura batterica.
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È accompagnata da sintomi come eruzione cutanea o alterazioni del colorito, difficoltà respiratoria, sonnolenza eccessiva, irritabilità inconsolabile, pianto flebile, rigidità del collo, cefalea intensa o convulsioni.
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Il bambino mostra segni di disidratazione, come labbra secche, assenza di lacrime quando piange e ridotta produzione di urina.
- Presenti patologie croniche di base, come diabete, cardiopatie, immunodeficit o altro.
Come gestire la febbre in sicurezza
Se la febbre è moderata e il bambino appare attivo e reattivo, spesso non è necessario abbassarla immediatamente. Tuttavia, per alleviare lo stato di malessere e favorire il recupero, si possono seguire alcuni accorgimenti:
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Mantenere il bambino idratato, offrendogli acqua, latte materno o soluzioni reidratanti orali se necessario (come nei casi in cui l’assunzione orale di liquidi non è ben tollerata). Non forzare il bambino con il cibo se non mostra interesse nel corso di un episodio febbrile.
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Vestirlo con abiti leggeri, evitando di coprirlo eccessivamente per favorire la dispersione del calore.
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Garantire un ambiente fresco e ben ventilato, mantenendo una temperatura confortevole nella stanza.
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Somministrare farmaci antipiretici come paracetamolo o ibuprofene solo su consiglio del pediatra, rispettando dosaggi e i tempi di somministrazione e preferendo la via di somministrazione orale (da preferire l’utilizzo di supposte per via rettale solo in caso di vomito o situazione che impediscano l’assunzione per bocca). L’uso degli antipiretici nei bambini è raccomandato solo quando la febbre è associata a evidente disagio (ad esempio, pianto prolungato, irritabilità, ridotta attività, diminuzione dell’appetito, sonno disturbato); tali farmaci non modificano comunque il normale decorso della malattia né prevengono le convulsioni febbrili.
- NON utilizzare mezzi fisici
(come la frizione della cute con alcol o fare il bagnetto o applicare sacchetti di ghiaccio) per ridurre la temperatura corporea: possono associarsi eventi avversi o provocare disagio per il bambino, oltre che non apportare vantaggio, poiché il loro effetto è limitato e transitorio, e non interferisce con i meccanismi centrali del controllo della temperatura corporea. Tuttavia, l’uso dei metodi fisici è raccomandato nei casi di ipertermia, in cui la temperatura corporea aumenta indipendentemente dall’azione del centro di controllo del calore (cioè, colpo di calore e insolazione).